DA FRANCESCA A BEATRICE. UN VIAGGIO FRA LE PRINCIPALI FIGURE FEMMINILI CHE ANIMANO LA COMMEDIA


La condizione femminile nella società medievale è di radicale subalternità, sia giuridica che sociale: la donna è costretta ad accettare una struttura familiare patriarcale e viene considerata “oggetto di scambio” tra famiglie. Con la diffusione dell’amor cortese, la donna acquista carattere devozionale, in quanto assimilata alla Madonna o a una beata del Paradiso. In seguito, con il primo stilnovismo, la donna viene paragonata a un angelo del cielo per la sua bellezza e le sue virtù, ma è con Dante che si arriva, poi, alla concezione dell’amore per la donna angelicata come fondamento per arrivare al Sommo Bene, alla conoscenza del Divino. Nella “Commedia” molte sono le figure femminili presenti: donne contemporanee, donne della mitologia greca, donne dell’antichità classica. Quelle che hanno una conversazione con lui sono, però, poche, in quanto molte di loro rimangono sullo sfondo ed hanno un valore principalmente simbolico. Con la presentazione di queste donne, Dante intende riflettere su un sentimento strettamente legato a loro: l’amore. Sarà proprio l’amore, presentato inizialmente come passione peccaminosa nell’Inferno, a rappresentare la più alta concezione religiosa nel Paradiso. 

La prima figura femminile presentata è, quindi, Francesca da Rimini, condannata nel secondo cerchio dell’Inferno, tra i lussuriosi, per l’amore adultero nei confronti del cognato Paolo, amore che portò i due alla morte per mano del marito di lei. A raccontare interamente la loro storia è Francesca, mentre Paolo resta silenzioso e piangente accanto a lei. La donna è rappresentazione dell’umano e del terrestre, ma allo stesso tempo sembra che non le appartengano né qualità volgari e malvagie né qualità buone. L’unico sentimento che la caratterizza è l’amore, un amore di cui non si pente e di cui, soprattutto, non si scusa. Dalle sue parole emerge, infatti, come questo sentimento sia così forte da impedire di resistergli, così intenso da legarli ancora, dopo la morte, nell’Inferno. 

Altra figura femminile che caratterizza la “Commedia” è Pia de’ Tolomei, incontrata da Dante nel Purgatorio, dove racconta brevemente come la sua morte sia stata causata dal marito. Pia precipitò, infatti, da una finestra del suo castello, a opera di un servo di lui. La causa di questa scelta è incerta: la gelosia del marito, l’infedeltà di Pia o, come molti sostengono, la volontà di lui di sposare un’altra donna. 

Tra le donne incontrate nel Paradiso, rilevante è Piccarda Donati, entrata giovanissima in un monastero, da cui venne, in seguito, rapita dal fratello, che la costrinse a sposarsi per ragioni politiche. È la stessa Piccarda ad indicare a Dante un’altra donna. Si tratta di Costanza d’Altavilla, anche lei vittima di una violenza maschile. Secondo una tradizione popolare, accolta da Dante, si pensa che in gioventù fosse entrata in convento, dal quale venne, poi, sottratta per farla sposare all’età di 31 anni. Era raro, infatti, che una donna, e in particolare una principessa, arrivasse nubile a quell’età. 


Dante con Beatrice incontra Piccarda e Costanza nel III Canto del Paradiso

Nel Paradiso incontriamo anche altri due personaggi femminili: Cunizza da Romano e Raab. In vita, entrambe ebbero amori illeciti, ma dopo essersi pentite compirono opere di carità per amore verso Dio, così da meritare il Paradiso. Cunizza, infatti, dopo aver avuto vari mariti e amanti, trascorse i suoi ultimi anni compiendo opere di misericordia verso i bisognosi. Raab, invece, fu una prostituta, che dopo aver nascosto al sovrano i due esploratori inviati da Giosuè, favorendo la conquista della Terra Santa, venne accolta dal popolo di Israele. Questo suo gesto di aiuto la portò alla salvezza. 


Santa Maria Vergine al centro della Candida Rosa, illustrazione di Gustave Doré

La donna più importante della “Divina Commedia” è, però, Beatrice, colei che Dante ama sin dalla giovinezza e a cui aveva dedicato la “Vita Nuova”. Nel XXX canto del Purgatorio il poeta non rinnega l’esperienza stilnovistica dell’amore che aveva caratterizzato le sue opere precedenti, ma la ritiene incompleta e preparatoria ad un’esperienza più profonda, ovvero il viaggio ideale della “Commedia”. Anche la figura di Beatrice diviene, così, adempimento della donna angelicata descritta nella “Vita Nuova” e assume il ruolo di guida spirituale nel viaggio di Dante in Paradiso. Beatrice è figura della Grazia divina, ma assume anche la funzione allegorica di Verità rivelata, che coopera con la Grazia per la salvezza dell’umanità. Il suo affetto nei confronti di Dante viene, inoltre, dimostrato anche attraverso atteggiamenti di amorevole tenerezza, quasi materna. Arrivati nell’ottavo cielo del Paradiso, Beatrice svela a Dante la presenza della Madonna, figura centrale nel disegno divino di redenzione dell’umanità, che dal cielo alimenta la speranza degli uomini. La Vergine incarna le più alte virtù cristiane, divenendo un modello da imitare, non solo una santa da invocare, e soltanto la sua intercessione potrà permettere a Dante di vedere Dio.

Il Sommo Poeta non dà, quindi, spazio soltanto alle donne, spesso presentate come vittime degli uomini e della società, ma anche alla loro sensibilità e ai loro sentimenti, primo fra tutti l’amore. Per Dante l’amore non è mai astratto, ha sempre giustificazioni concrete e razionali, non deve essere né troppo né troppo poco e non deve essere indirizzato a beni sbagliati, come i beni terreni. 

MASTROFRANCESCO GIULIA, 4G